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Ariccia Volley Club - La Storia

A parte il nome della nostra piccola città, non ci sono apparentemente punti di contatto tra la gloriosa Ariccia Volley Club che resterà nella storia della Pallavolo italiana e la nostra piccola Volley Ariccia. Non è così e lo potrete capire sia da questa pagina che da quella relativa alla storia della nostra Società: riteniamo quindi fondamentale, oltreché doverosa, la presenza sul nostro sito di una pagina dedicata alla storia dell'Ariccia Volley Club. Siamo sicuri che non sarà spazio né tempo sprecato, soprattutto per tutti quelli che non hanno avuto il piacere e l'emozione di vivere direttamente quegli anni così esaltanti per una piccola città assurta alle glorie sportive nazionali. Noi c'eravamo!

Era l'estate 1972 quando un incontro tra Riccardo Di Lauro (allenatore dell'Ostia V.C.) e Renato Ammannito (imprenditore dei Castelli Romani noto per la sua passione sportiva) spinse quest'ultimo a coinvolgere alcuni suoi amici di Ariccia in quella che oggi si definirebbe "cordata" per rilevare l'Ostia, militante nel Campionato Nazionale di Serie B ma in grosse difficoltà economiche. Nacque così l'Ariccia Volley Club che, pur giocando le partite in casa al Palazzetto dello Sport di Roma, riuscì ad avere un pubblico talmente affezionato che ogni gara casalinga generava una meravigliosa carovana di auto e pullman con bandiere, striscioni e strumenti musicali di vario genere al seguito. Si capì subito che qualcosa di nuovo stava sconvolgendo il mondo ovattato ed un po' ingessato della pallavolo: il "ciclone Ammannito" impostò subito la Società secondo ben precise regole manageriali e (anche) grazie a lui questo sport uscì dal quasi anonimato a cui lo relegava un "dilettantismo d'elite" per ottenere finalmente spazi importanti su tutti i giornali e perfino alla televisione. Renato, General Manager e vero motore trainante della Società, con le sue idee rivoluzionarie e sicuramente destabilizzanti si tirò addosso varie critiche (neanche troppo velate) ed anche facili ironie da tutti quelli che si erano ormai creati il loro "orticello" e, forse, con il suo arrivo, temevano di vedere insidiate da un parvenu le proprie posizioni ed una certa forma di potere con la puzza sotto il naso. Non avevano capito nulla: Renato, più che al potere fine a sé stesso, aveva a cuore "il fare" e, naturalmente, il bene di questa sua creatura a cui ha sempre dedicato ogni energia, coinvolgendo e rendendo partecipe tutto il mondo creato, dalla sua splendida famiglia (che lo ha sempre seguito e sostenuto, anche nei momenti difficili) ai suoi migliori amici (tra loro, il presidente Giovanni Cianfanelli e il vice-presidente Bruno Monnati, da lui naturalmente coinvolti quasi a tempo pieno), a semplici conoscenti che poi non avevano più la forza né la voglia di tirarsi indietro. Oltre alle sue indubbie abilità manageriali aveva questa innata capacità di trascinare le persone nei progetti in cui credeva e che ti faceva poi vivere fino in fondo, con le parole, con i suoi impeccabili progetti grafici, con le sue azioni sempre concrete e decise. Un visionario, forse, magari anche con un pizzico di megalomania ma sempre spinto da un entusiasmo che lo faceva pensare in positivo, rivolto ad obiettivi positivi. Sempre pronto alla battuta ma anche sempre pronto a farsi in quattro per ogni tipo di necessità di chi aveva vicino. Basti pensare, per esempio, a tutto quello che è riuscito a fare per il "nostro" Kirk Kilgour, amico infinito, dal momento del suo infortunio fino alla sua scomparsa: cose evidenti ed eclatanti, come i tornei a lui dedicati o la visita al Papa; azioni meravigliose dietro le quinte, note solo a chi gli stava più vicino per una forma di comprensibile riservatezza. Come disse Roberto Ghiretti (ex dirigente di Parma, Milano e della Lega Pallavolo Serie A) in occasione della sua scomparsa, avvenuta il 13 Aprile 2009, "Renato viaggiava in anticipo, a volte di decine di anni, a volte di decine di pensieri": niente di più bello ed azzeccato! E nonostante tutto quello che ha dato alla Pallavolo, dispiace dire che anche in occasione dei suoi funerali tanta gente ha brillato per la sua assenza...

Forse abbiamo divagato un po' ma crediamo fosse doveroso ed allora torniamo "a bomba" alla Pallavolo giocata. In quella Stagione 1972/73 non ci fu quasi il tempo di capire che cosa stesse succedendo e, vittoria dopo vittoria, l'Ariccia Volley Club vinse il campionato, ottenendo subito una grande promozione in Serie A. L'entusiasmo contagiò anche i più scettici e sempre più persone da tutta la regione si avvicinarono alla Pallavolo ed all'Ariccia. Appagati? Neanche per sogno! La rivoluzione andava avanti e, sulla base della squadra neopromossa, vennero innestati tre nomi che, ancora oggi, sono un mito per tutti. Dalla Ruini Firenze arrivarono Mario Mattioli ed Erasmo Salemme, alzatore il primo e centrale il secondo, due campioni con centinaia di presenze in nazionale, una coppia che era la massima espressione del talento pallavolistico di quel periodo in Italia. Da Los Angeles arrivò il grande Kirk Kilgour, un uomo per il quale il termine "immenso" suona addirittura riduttivo: atleta e giocatore di altissimo livello, primo americano a giocare nella Serie A italiana, persona meravigliosa con un carisma naturale senza limiti, ha dato tanto alla città di Ariccia e tutto alla Pallavolo, fino a quello sciagurato ed assurdo infortunio, patito a Gennaio 1976 durante un allenamento con la nazionale italiana, che lo ha relegato su una sedia a rotelle a causa di una lussazione alla quinta vertebra cervicale, con conseguente lesione al midollo spinale e paralisi di tutti e quattro gli arti. Anche su quella sedia, fornita di tecnologie ad altissimo livello per adattarla alle sue particolari esigenze, non ha mai smesso di mettersi al servizio del prossimo, come scrittore o volontario, come docente o consulente sui problemi degli handicap, come commentatore sportivo, addirittura come allenatore di squadre di college. L'11 Febbraio del 2000 partecipò a Roma al Giubileo degli Ammalati, recitando davanti a Papa Giovanni Paolo II la preghiera da lui composta. Il 10 Luglio 2002, a 55 anni, Kirk è deceduto, a causa di complicazioni polmonari che il suo fisico ormai debilitato non è più riuscito a sopportare. Chi scrive ha avuto la fortuna e l'onore di godere della sua amicizia e di tanto tempo passato insieme, in palestra e fuori: la sua grande disponibilità, il suo modo di fare, il suo carattere sempre gioviale ed altruista hanno fatto sì che restasse per sempre nei cuori di tutti noi, anche di chi lo ha soltanto sentito nominare, una luce sfolgorante spentasi troppo presto, con infinito rimpianto che ogni volta si rinnova.

Ma torniamo a quella Stagione 1973/74. Detto dei nuovi arrivi, risulta evidente l'importanza che ebbero nell'economia di quel campionato: alla "prima" in Serie A l'Ariccia Volley Club chiude addirittura al secondo posto, a pari merito con la Lubiam Bologna, dietro alla mitica Panini Modena. Ancora un grande risultato, quindi, che servì a far capire a tutti che i tempi erano maturi per un modo diverso di vedere la Pallavolo e di affrontare una evoluzione ormai inevitabile.

 

 

 

Ariccia Volley Club 1973/74.             

In piedi, da sinistra: 2 Andrea Ferretti, 12 Ezio Coletti, 13 Pino Smargiassi, 11 Erasmo Salemme, 1 Maurizio Colasante, 4 Giancarlo Vassallo, 7 Claudio Di Coste, 5 Kirk Kilgour. Accosciati, da sinistra: 9 Mario Mattioli, 10 Alessandro Bianchini, 8 Cesare Albertini.

 

 

 

L'anno seguente ci fu un nuovo, importante arrivo: Andrea Nencini, grande schiacciatore della Ruini Firenze e della nazionale, "contagiato" dai suoi ex-compagni Mattioli e Salemme, venne a dare solidità alla squadra e contribuì al risultato storico, il titolo di Campione d'Italia 1974/75. Storico perché fu il primo scudetto assegnato a sud di Firenze, dopo che Firenze appunto, Modena, Bologna e dintorni l'avevano sempre fatta da padrone; storico perché arrivato dopo una clamorosa serie di 25 vittorie ed una sola sconfitta che resero vana la pur grande prestazione del CUS Torino, altra forza emergente, secondo a soli due punti.

La Stagione 1975/76 vide una nuova versione del campionato di Serie A, che si disputò con la formula delle 16 squadre suddivise in 4 gironi ed una successiva Poule Scudetto a cui parteciparono le prime due classificate di ogni girone eliminatorio. L'Ariccia vinse il proprio girone a punteggio pieno ma, durante la pausa natalizia che precedeva l'inizio della Poule Scudetto, accadde l'irreparabile: l'8 Gennaio 1976, come già detto, Kirk Kilgour restò paralizzato in seguito all'infortunio subito in allenamento con la nazionale italiana e questo fatto segnò probabilmente in maniera ancor più pesante le sorti dell'Ariccia Volley Club come Società, ancor prima che come squadra. Fu una Poule Scudetto su cui pesò inevitabilmente in modo decisivo lo choc per la sorte di Kirk, la squadra fece tutto il possibile per dare il meglio di sé ma non ci fu praticamente storia ed arrivò un terzo posto dietro Panini Modena e Klippan Torino. Fu l'ultimo campionato con il nome di Ariccia Volley Club.

I costi sempre maggiori che una Società di Serie A era costretta a sopportare richiesero un intervento esterno che arrivò con la Federlazio (Federazione piccole e medie industrie del Lazio): la sede della Società venne spostata a Roma e, con essa, tutta la gestione societaria. Per tutti gli appassionati locali era comunque, ancora, "l'Ariccia" e, come tale, continuò ad avere un buon seguito dalla tifoseria. Fu una Stagione esaltante che si concluse con il secondo scudetto davanti alla Paoletti Catania. Nella Stagione successiva, 1977/78, le parti si invertirono: Paoletti Catania Campione d'Italia e Federlazio al secondo posto.

A partire dal 1978 la Società perse via via risorse e, sotto diverse denominazioni, infilò una serie di risultati altalenanti: come Tiber Toshiba arrivò 5. nella Stagione 1978/79; con il nome Eldorado si classificò al 9.posto nel campionato 1979/80; due anni con la denominazione Toseroni portarono un 3.posto nel 1980/81 ed un 8.posto nel 1981/82. Siamo ormai agli sgoccioli e le ultime due Stagioni, come Accademia dello Sport, furono davvero un calvario: due retrocessioni consecutive, dalla A1 alla A2 e poi dalla A2 alla Serie B portarono alla scomparsa del club.

 

 

N.B.:  Per questa pagina è previsto un aggiornamento continuo, sulla base di testi e foto che verranno progressivamente inseriti.